Quella che sembra una frase fatta non può che essere il miglior
incipit per un mio personale tributo a un grande Uomo, un grande Maestro
e soprattutto un grande Amico.
Nel 2012 mi apprestavo a sostenere l'esame per cintura nera di Karate Shotokan e durante un allenamento il Maestro mi parlò di un grande Maestro di Tai Chi e di
Karate che era possibile incontrare nella mia amata Castro, rispondente
al nome di Quirino De Santis, consigliandomi di andarlo a conoscere per
apprendere il Tai Chi marziale.
Non voglio soffermarmi qui a raccontare chi sia stato Quirino De
Santis, il suo curriculum parla per lui, vi consiglio semmai di visitare
il sito della sua Scuola, la palestra Rohai, ma voglio raccontarvi di come il mio incontro con lui abbia segnato una svolta importante nella mia vita.
Quando nell'estate del 2012, fresco di cintura nera e desideroso più
che mai di crescere nella pratica delle arti marziali, mi trasferì per
qualche mese a Castro per prima cosa chiesi in giro di lui.
A quel tempo Quirino viveva e insegnava a Milano e veniva a Castro più o
meno una volta al mese per ultimare una bellissima palestra.
Appena ebbi notizia del suo arrivo iniziai a cercarlo, inizialmente senza successo.
Quando finalmente un giorno lo vidi davanti la palestra lui mi si avvicinò e mi chiese: "cerchi Quirino?"
Risposi affermativamente, senza sapere che fosse proprio lui e dopo
una veloce presentazione (conosceva la mia famiglia e il mio Maestro) mi
invitò a salire da lui per bere un tè.
Parlammo per più di un'ora di arti marziali, delle nostre palestre,
del mio Maestro, che lui aveva aiutato ad aprire il suo primo dojo e al
quale era molto affezionato, e mi invitò a praticare del tai chi con
lui.
Fu un grande onore per me conoscerlo, ma non immaginavo che da lì sarebbe iniziata una grande amicizia.
A Castro volle presentarmi due dei suoi migliori allievi, i maestri Michele Coluccia (fondatore dell' A.s.d. Kime) e Giuseppe Ciriolo, suo cugino il Poeta castrense Gianluigi Lazzari e il suo successore, nonchè figlio, il Maestro Andrea De Santis divenuti tutti loro miei grandi amici.
Nei mesi successivi ci incontravamo per allenarci tutte le volte che veniva a Castro ma la vera svolta avvenne un anno dopo.
Conobbi a casa di un amico il Maestro Andrea Mascaro, di Firenze, il
quale mi propose di partecipare ad un ritiro di Tai Chi sulle montagne
della Toscana tenuto da tre grandi Maestri: Silvia Del Conte, Sauro
Somigli e proprio Quirino De Santis.
Chi mi conosce sa che quell'esperienza cambiò la mia vita, facendomi
capire i valori di una dieta vegetariana e l'importanza spirituale delle
arti marziali.
Di ritorno dalla Toscana Quirino volle regalarmi la cintura nera che
da allora indosso e il karategi che utilizzo più frequentemente.
Volle anche insignirmi del titolo (sicuramente immeritato) di allenatore di Tai Chi Chuan dello stile Yang.
Fu da quel momento che capii quanto la mia vita fosse legata al
Karate, al Tai Chi e al Ki. Ju. Go. e di rientro da quell'esperienza
decisi di aprire questo sito e i corsi di difesa personale.
Un momento di quella magnifica esperienza toscana con Quirino e gli altri Maestri presso Casa Santicchio
Negli anni successivi la nostra amicizia non fece che rafforzarsi.
Tanti allenamenti, tante cene insieme, tanti bicchieri di vino rosso al
bar della stazione di Lecce prima di salire sul treno che lo riportava a
Milano.
Un bellissimo allenamento sulla "lamia" della palestra Rohai di Castro con i Bo. Insieme a me i Maestri Quirino, Michele Coluccia, Andrea De Santis e l'Istruttore Francesco Digirolamo (autore della foto e quindi non visibile). Sembrava estate, ma era il 29 dicembre 2013!
Ma il ricordo più bello per me resta la preparazione del mio esame di
cintura nera III Dan, durante la quale Quirino ebbe un ruolo
determinante.
Mi ospitò nella sua palestra di Milano, mi aiutò con quello che è il
kata che mi lega a lui ogni giorno quando lo eseguo: Hangetsu.
Magistrale esecuzione del Kata Tekki Sandan da parte del Maestro Quirino De Santis
Quirino per me è stato una fonte di ispirazione.
Ha seguito passo passo la costruzione del mio dojo, concedendomi
l'onore di un allenamento lì insieme ad Andrea seguito dalla nostra
ultima cena insieme.
Sono riuscito a incontrarlo un'ultima volta a metà giugno e purtroppo
temevo che quello sarebbe stato il nostro ultimo incontro.
Davanti a un gelato mi chiese come sempre del Maestro Mimino e
prima di salutarmi abbracciò Alessia e i nostri figli congedandosi
con quello che avremmo voluto fosse un arrivederci. Uno dei tanti che
ci siamo scambiati prima di ogni suo rientro a Milano.
Caro Quirino, ovunque tu sia ora, ovunque ti abbia portato quel
treno, voglio che tu sappia che il tuo ricordo non svanirà mai e il mio
legame con la Rohai resterà indissolubile.
Dopo due anni di chiusure forzate e comunque dettate dall'incertezza di non poter garantire un percorso completo, si riprende a fare sul serio con i nuovi corsi di Karate presso la Scuola Izumo Karate Shotokan.
Inutile ricordare che la Scuola Izumo è stata la prima grande palestra di Karate a Lecce, nella quale hanno mosso i primi passi quelli che oggi sono i migliori Maestri di Karate della città.
E' la scuola del Maestro Cosimo Spedicato, cintura nera IX Dan, fondatore del Ki.Ju.Go. e allievo Diretto dei Grandi Maestri Hiroshi Shirai e Nino Tammaccaro.
Il Maestro Spedicato continua a dirigere la Scuola e i corsi, avvalendosi, tra gli altri, della collaborazione dell'Istruttore Lorenzo Prete.
I nuovi corsi sono aperti a tutti e si svolgono il Lunedì e il Mercoledì alle ore 20.30 presso la Palestra di Via Rocco Scotellaro a Lecce.
Il Karate Shotokan della Scuola Izumo è unico nel suo genere.
Mantenendosi fedele a una tradizione che affonda le sue radici a Okinawa prima ancora che in Giappone, il nostro Karate prende le distanze dal taglio sportivo moderno, che ha trasformato il karate da un'arte marziale a uno sport di semi contatto.
In nostro è un karate "da strada", dal quale vengono estratte le tecniche del Ki.Ju.Go. e che si pone come vera e propria difesa personale integrando al combattimento a mani nude anche le principali tecniche delle armi giapponesi (Katana, Bo, Nunchahu, Sai, Tonfa, Shinai, Boken) e di qualsiasi altro oggetto che può essere utilizzato come arma atta a difendersi.
Durante le lezioni si pone molta attenzione al potenziamento fisico, essenziale per affiancare la tecnica studiata in tutte le sue forme e alla pratica del corpo a corpo.
I corsi sono aperti a tutti a prescindere dalla preparazione fisica e dall'esperienza.
Vi invitiamo a provare le nostre lezioni, per ripartire insieme!
Come vi sarete accori nell'ultimo periodo sono mancati gli aggiornamenti sulle ultime lezioni del corso.
Per fortuna il corso non si è fermato, ma impegni lavorativi sia miei, che di Titti che di Marco ci hanno impedito per la prima volta di tenere aggiornato il sito.
Ho deciso quindi di fare qui un breve resoconto delle ultime lezioni svolte, sperando che le prossime lezioni (il corso terminerà giovedì 14 giugno) potranno essere caricate in tempo reale.
Le lezioni svolte sono state le seguenti:
61 del 15 maggio
62 del 17 maggio
63 del 22 maggio
64 del 24 maggio
65 del 29 maggio
66 del 31 maggio.
Durante questi allenamenti abbiamo in primo luogo ripetuto i principi base della spazzata, tenendo particolarmente in considerazione la distanza, il movimento dei fianchi e la posizione del piede nell'impatto.
Due lezioni hanno avuto ad oggetto il potenziamento fisico e il condizionamento.
In particolare attraverso un bel circuito che tanto piacciono e il corpo a corpo con le protezioni.
Sono state altresì riviste tecniche ci liberazione da strangolamento con contrattacco e combinazioni di calci e pugni.
L'ultima lezione è stata importante perchè abbiamo introdotto un argomento un po' tabù: il coltello.
Come spesso ho ripetuto, non ho mai sopportato l'idea di poter diventare un giorno un venditore di fumo e non trovo onesto far credere alle lezioni che in poche lezioni si possa imparare a disarmare un avversario armato di coltello.
In primo luogo il coltello va considerato pericoloso quanto e più di una pistola
Quando si affronta un avversario armato di coltello bisogna mettere sempre in conto che si subiranno pericolosissime ferite da taglio
Gli attacchi singoli e frontali che vengono mostrati in certi tutorial da improbabili venditori di fumo sono quasi sempre pura fantasia, dal momento che statisticamente non si subisce mai una ma RIPETUTE e CONTINUE coltellate
Esistono in commercio tantissimi coltelli (ad esempio i c.d. "karambit knives") che per la loro conformazione sono quasi impossibili da sfilare dalle mani di un aggressore
Ci si potrà allenare anche 1000 volte con coltelli di plastica, di gomma o non affilati da allenamento, ma la vista e il contatto con una lama vera spiazzeranno quasi sempre, vanificando tutto l'allenamento.
Ogni ferita da taglio può essere anche l'ultima.
Detto questo è possibile difendersi da un coltello?
SI', ma dipenderà sempre dalle circostanze e da un grado di addestramento che non può essere raggiunto con poche lezioni di un corso commerciale di difesa personale.
Bisognerà proteggere in primis la gola e altri punti vitali, pronti a sacrificare l'incolumità di un braccio.
Non parleremo qui delle tecniche che abbiamo affrontato, ma per saperne di più sapete dove trovarci!
Le ultime due lezioni sono state improntate entrambe sulla preparazione alla realtà del combattimento.
In particolare nella lezione 59 abbiamo allenato una combinazione con schivata e contrattacco: ad un attacco di pugno destro frontale o circolare si rispondeva con una finta parata (in realtà un attacco col taglio della mano al petto o all'avambraccio dell'avversario) seguita da una schivata laterale con successiva combinazione di calcio e pugno.
Successivamente, nella lezione 60, abbiamo indossato nuovamente i corpetti per provare combinazioni di attacchi continuati "calcio-pugno" e "pugno-calcio" sfruttando le protezioni per rendere il tutto più vicino possibile alla realtà.
Questo per allenare la sensibilità del pugno (se non ci si abitua a colpire qualcosa di "vero" non si cercherà di applicare bene la tecnica e se non si applica bene la tecnica quando poi bisogna tirare un pugno vero finisce che ci si fa male!) ma anche per imparare ad assorbire un po' i colpi.
Tutto quanto contornato ovviamente da una massiccia dose di potenziamento fisico!
La lezione 57 ha avuto ad oggetto un particolare aspetto del calcio frontale: il richiamo e il cambio di direzione.
Dopo aver rivisto il calcio scomposto nei suoi 4 movimenti abbiamo posto l'attenzione sul richiamo della gamba sia come modo per rimanere in guardia senza essere soggetti a facili contrattacchi di un avversario che è stato capace di schivare l'attacco, sia come punto di partenza per portare un altro calcio o un altro pugno in un'altra direzione.
In particolare abbiamo portato la tecnica del calcio seguito da pugno e lo abbiamo allenato portandolo in avanti, verso destra e verso sinistra.
Nella lezione 58 abbiamo invece rivisto le tecniche di parata (shoto uke) con schivata e contrattacco e abbiamo iniziato il combattimento corpo a corpo con le protezioni.
Il combattimento non era libero, ma si basava sulla parata da attacco di pugno con successivo mezzo gancio sul corpetto di protezione.
In questo modo abbiamo dedicato importanza sia per la sensibilità dell'attacco (e capire quindi l'importanza di portare bene il pugno per non farsi male al polso e alla mano) sia per quella in fase di difesa (anche se "protetti" i colpi si sentivano!).
Alla fine il combattimento è stato semi libero (ma ancora solo contro di me), anche per allenare fiato e resistenza.
Durante la lezione 54, basata soprattutto sul potenziamento fisico, abbiamo lavorato sulle tecniche viste in precedenza aggiungendo un elemento fondamentale: lo spostamento del peso.
Abbiamo visto come l'efficacia di una leva articolare può essere influenzato dal cambio di posizione con conseguente spostamento del peso corporeo.
Nella lezione 55 abbiamo ripreso il jab seguito da calcio tirato dal basso verso l'alto.
Abbiamo visto anche il jab seguito da gomitata e spostamento con successivo calcio laterale sul ginocchio.
Abbiamo lavorato sulle tecniche a vuoto curando la posizione.
Infine abbiamo sostituito il calcio con la ginocchiata per il combattimento sulla breve distanza.
La lezione 56 infine ha avuto come oggetto la rivisitazione del calcio circolare.
Abbiamo rivisto i 4 movimenti in cui si divide e abbiamo concentrato l'attenzione sul baricentro (che deve essere perpendicolare al terreno) e sulla guardia che deve essere sempre alta.
Nella lezione di cui sopra, dopo la consueta fase di riscaldamento, abbiamo allenato tecnica e riflessi nelle ipotesi di due attacchi di pugno: il traverso (cross) e il diretto improvviso (jab). Sia la prima che la seconda situazione vedono un movimento elastico di schivata/parata con quasi simultaneo contrattacco con lo stesso braccio. Parata da esterno o interno e contrattacco in velocità con percossa, per impedire all'aggressore di caricare eventualmente il secondo pugno. Il tutto in movimento e a ripetizione, con l obiettivo di far entrare nel nostro istinto la tecnica, che all' occorrenza verrà eseguito senza pensare. Come sempre, abbiamo concluso con un sano e sfiancante potenziamento fisico ricco di addominali e flessioni di braccia e gambe.